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Il cielo scuro nel mondo

Sollevare lo sguardo dall’oscurità del mondo

Viviamo in un tempo che somiglia sempre più a un eterno crepuscolo.
Le notizie scorrono davanti ai nostri occhi come un fiume di immagini violente: guerre, distruzioni, soprusi, linguaggi d’odio. Ci abituiamo a tutto con una rapidità inquietante, come se l’oscurità che vediamo fuori si depositasse lentamente anche dentro di noi. È una forma di oscurantismo autarchico: ciascuno ripiegato su sé stesso, convinto che basti proteggere il proprio piccolo spazio per salvarsi.

Intanto, però, ci stiamo dimenticando qualcosa di essenziale.
I concetti più sani della vita – rispetto, amore, compassione, empatia – sembrano diventare ingenui, quasi fuori moda. Chi parla di umanità viene preso per debole, chi invoca la pace viene considerato ingenuo. Rischiamo di trasformarci in uomini e donne con lo sguardo fisso sulle punte dei propri piedi, incapaci di alzare gli occhi oltre il raggio ristretto del nostro interesse immediato.

Plotino: l’anima del mondo

Plotino, filosofo del III° secolo, parlava di anima del mondo: una dimensione viva e unitaria che attraversa ogni cosa, una sorta di principio vitale che tiene insieme il molteplice.
Non è necessario condividere alla lettera la sua visione per coglierne il cuore: esiste qualcosa che ci oltrepassa e allo stesso tempo ci collega, una trama invisibile di cui ciascuno di noi è un filo. Quando dimentichiamo questo, quando ci comportiamo come se fossimo isole separate, l’anima del mondo si ammala anche attraverso di noi.

Se la violenza e l’egoismo di alcuni diventano visibili nelle azioni e nelle decisioni che segnano la storia, non dobbiamo dimenticare che, dietro i grandi autocrati e i violenti, ci siamo anche noi: le persone comuni.
Non in senso colpevolizzante, ma responsabilizzante. Ogni volta che rinunciamo al rispetto, ogni volta che scegliamo il cinismo al posto dell’empatia, ogni volta che giriamo lo sguardo davanti a un’ingiustizia “che non ci riguarda”, stiamo contribuendo – in piccolo – a indebolire quella parte sana dell’anima del mondo.

Il rischio di diventare ciechi?

L’oscurità del mondo non è fatta solo di bombe e di dittature.
È fatta anche di indifferenza quotidiana, di discorsi pieni di disprezzo, di relazioni vissute come uso e consumo dell’altro, di una cultura che esalta il successo individuale e considera un “peso” tutto ciò che non porta un vantaggio immediato. In questa atmosfera, quei valori che un tempo erano considerati fondamentali – rispetto, amore, compassione, empatia – vengono relegati a discorsi da salotto o a frasi da poster motivazionale.

Il pericolo più grande non è solo che il mondo là fuori diventi più violento, ma che noi, poco a poco, smettiamo di sentirne il peso.
Ci anestetizziamo. Scorriamo le immagini di guerra come se fossero una serie tv, cambiamo canale davanti alla sofferenza, ci difendiamo con l’ironia o con il distacco. È un meccanismo di protezione comprensibile, ma se diventa la nostra unica modalità di stare al mondo, finiamo per perdere il contatto con la parte più viva e sensibile di noi.

Sollevare lo sguardo: le fonti di ispirazione

Che cosa possiamo fare, allora, di fronte a tutto questo?
Non possiamo fermare da soli le guerre, non possiamo cambiare da un giorno all’altro i sistemi politici o economici. Ma possiamo – e dobbiamo – sollevare lo sguardo. Alzarlo dalle punte dei nostri piedi, dalle nostre sole preoccupazioni, per cercare ciò che può ispirarci a restare umani.

La natura è una maestra silenziosa.
Un albero che resiste alle stagioni, un fiore che nasce in mezzo all’asfalto, il ritmo del mare che va e viene da millenni: sono immagini che non risolvono i conflitti, ma ricordano che esiste una forza di vita ostinata, che continua a farsi strada nonostante tutto. Stare in natura, anche solo per pochi minuti, può diventare un rito quotidiano di riconnessione: un modo per ricordarci che siamo parte di qualcosa di più grande.

I bambini sono un’altra fonte di luce.
Eppure, proprio loro, oggi non sono davvero salvaguardati: stiamo consegnando loro un mondo tremendo, fatto di incertezze climatiche, instabilità, violenze diffuse. I loro occhi ci interrogano, anche quando non parlano. Ogni volta che li osserviamo giocare, ridere, inventare storie, possiamo chiederci: “Che mondo sto contribuendo a costruire per te?”. È una domanda scomoda, ma necessaria, se vogliamo tornare a sentire la responsabilità dell’anima del mondo sulle nostre spalle.

Ritrovare e difendere i nostri valori

Non basta proclamare i valori: bisogna incarnarli.
Rispetto, amore, compassione, empatia non sono parole astratte, sono scelte quotidiane, piccole e grandi. Possiamo ricominciare da gesti concreti: ascoltare davvero chi ci parla senza giudicarlo subito; offrire aiuto quando possiamo; dire un “no” netto a comportamenti violenti o umilianti, anche quando non ci riguardano direttamente; scegliere parole che non alimentino odio, neppure al bar o sui social.

Possiamo anche creare dei riti, personali e comunitari, per difendere questi valori.
Un momento della giornata dedicato al silenzio e alla riflessione, una cena in famiglia in cui si parla di ciò che conta e non solo di ciò che si compra, la partecipazione a iniziative culturali o solidali che, anche simbolicamente, affermino un altro modo di stare al mondo. I riti non sono formalità vuote: sono contenitori di significato. Ci ricordano, nel tempo, chi vogliamo essere.

Dietro i violenti, le persone giuste

Dietro chi usa il potere per schiacciare, esiste una moltitudine silenziosa di persone giuste.
Uomini e donne che credono ancora nel rispetto, che soffrono nel vedere la violenza, che cercano di vivere coerentemente con i propri valori, anche quando nessuno li applaude. Questa parte dell’umanità non fa notizia, non apre i telegiornali, ma è la stessa che, nei momenti più bui della storia, ha permesso all’anima del mondo di non spegnersi del tutto.

Mi piace pensare che ciascuno di noi possa essere un frammento di questa umanità resistente.
Non eroi perfetti, non santi, ma testimoni. Testimoni di un modo diverso di guardare, parlare, scegliere. Se è vero – come suggeriva Plotino – che c’è un’anima del mondo che ci attraversa, allora ogni nostro gesto, anche il più piccolo, contribuisce a nutrirla o a ferirla. Non siamo spettatori neutrali: siamo parte in causa.

La domanda che vorrei lasciarti, per questo mese, è questa:
che cosa puoi fare, nella tua vita concreta, per sollevare un po’ di più lo sguardo e difendere i valori in cui credi?

Forse sarà un gesto minuscolo, una parola diversa, una scelta scomoda.
Ma è proprio da questi gesti che, lentamente, l’oscurità del mondo può cominciare a farsi meno fitta. E chissà che, un giorno, guardando indietro, non ci accorgiamo che anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a tenere accesa una luce nell’anima del mondo.

Dott. Fulvio d'Ostuni

Mi chiamo Fulvio d’Ostuni e sono un medico psicoterapeuta. Ho un passato da chirurgo, perché ero fermamente convinto che un chirurgo potesse salvare più vite di un clinico. Poi un incidente in moto cambiò la mia vita. Grazie alla scuola di psicoterapia di Riza Psicosomatica ho unito la mia storia medica alla psicoterapia e mi sono evoluto come medico psicoterapeuta . Oggi mi sento pronto ancora di più a dare il mio contributo agli altri.