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fulvio d'Ostuni libro di poesie: frammenti d'anima

Frammenti d’anima: quando la poesia cura

Non mi sono mai considerato un grande poeta.
Eppure, se guardo indietro alla mia vita, mi accorgo che senza la poesia oggi sarei una persona diversa. I versi sono stati per me una forma di psicoterapia ante litteram: uno spazio intimo in cui poter dire ciò che non riuscivo a confidare a nessuno, un luogo segreto dove il dolore poteva trasformarsi in parole e, lentamente, smettere di essere solo ferita per diventare anche significato.

Il mio libro Frammenti d’anima raccoglie proprio questo: non poesie perfette, ma tracce di un percorso.
Sono i pezzi di un’anima che, nel corso degli anni, ha attraversato baratri, cambi di strada, separazioni, lutti, fatiche e rinascite. Ogni testo è nato in un momento in cui la vita chiedeva qualcosa in più: più coraggio, più sincerità, più verità verso me stesso. Non sono un poeta “di professione”, ma sono stato – e sono tuttora – un uomo che ha avuto bisogno di appoggiarsi ai versi per non cadere.

La poesia come psicoterapia silenziosa

Quando si pensa alla psicoterapia, viene in mente una stanza, due sedie, un terapeuta e un paziente che parlano.
Nella mia storia, prima ancora di quella stanza, c’è stata la pagina bianca. Scrivere poesie è stato un modo per portare fuori i nodi interiori: paure, rabbie, sensi di colpa, nostalgie, amori finiti o mai iniziati. Mentre i versi prendevano forma, qualcosa dentro di me iniziava a respirare.

La poesia non giudica: accoglie.
Non ti chiede di essere coerente, razionale, “a posto”. Ti permette di dire tutto e il contrario di tutto, di mescolare immagini lontane, di chiamare per nome emozioni confuse. È una psicoterapia silenziosa, che non risponde con interpretazioni, ma con risonanze. A volte, rileggendo dopo anni una poesia scritta in un momento difficile, mi sono accorto che quei versi avevano capito di me molto più di quanto non avessi capito io, allora.

Gli appigli nei baratri

Tutti, prima o poi, ci affacciamo su un baratro: un dolore improvviso, una perdita, una crisi esistenziale, una malattia, una relazione che si spezza.
In quei momenti, abbiamo l’impressione che le fondamenta su cui si reggeva la nostra vita vengano meno. Cerchiamo appigli grandi, risposte definitive, soluzioni immediate. Ma, quasi sempre, ciò che ci salva non sono i “grandi eventi”, bensì le piccole cose.

Un verso letto o scritto nel momento giusto.
Una pagina di un romanzo che sembra parlare proprio a noi. Un quadro visto per caso in un museo o persino in una sala d’attesa, che ci costringe a fermarci e respirare. Un sorriso inaspettato di una persona cara. Un tramonto intravisto dal finestrino dell’auto. Una passeggiata in un bosco, la carezza di un animale che ci viene incontro, un brano musicale sentito alla radio.

Sono dettagli, frammenti. Eppure, proprio come i frammenti di un vaso rotto, se li raccogliamo con cura possono aiutarci a ricostruire una forma nuova.
Le risposte ai grandi enigmi della vita – chi siamo, dove stiamo andando, come attraversare il dolore – raramente arrivano in modo spettacolare. Più spesso si nascondono in queste piccole epifanie quotidiane, in segni discreti che rischiamo di non vedere perché siamo troppo occupati a cercare “la soluzione” altrove.

L’arte come luogo di incontro con sé

La poesia, la letteratura, la pittura, la musica, il teatro, il cinema, la natura stessa: tutte queste forme, così diverse tra loro, hanno qualcosa in comune.
Sono porte. Porte che si aprono tra il nostro mondo interno e il mondo esterno. Quando leggiamo una poesia, non incontriamo solo l’anima di chi l’ha scritta: incontriamo anche la nostra. Quando restiamo in silenzio davanti a un quadro, a volte ci sembra di riconoscere qualcosa di famigliare: un’emozione, un ricordo, una ferita.

In questo senso, l’arte non è un “passatempo”, ma un modo di stare al mondo.
È un allenamento alla sensibilità. Ci insegna a cogliere le sfumature, a tollerare l’ambivalenza, a restare di fronte a ciò che è bello e doloroso allo stesso tempo. Proprio come nella psicoterapia, l’arte ci abitua a non scappare subito da ciò che ci fa male, ma a guardarlo da un’altra angolazione, ad avvicinarci e allontanarci, finché non iniziamo a respirare dentro quella storia.

Frammenti d’anima: un invito a non vergognarsi della fragilità

Quando ho deciso di raccogliere le mie poesie più significative in Frammenti d’anima, mi sono chiesto a lungo se fosse giusto espormi così tanto.
Non sono testi “perfetti”, non sono stati scritti per una gara o per la critica letteraria. Sono stati scritti per necessità. Pubblicarli ha significato, per me, accettare di mostrare anche le parti più fragili della mia storia, i miei dubbi, le mie cadute, i miei tentativi di rialzarmi.

Ho scelto comunque di farlo perché credo che in ogni percorso di cura ci sia un momento in cui è importante vedere che anche l’altro – il terapeuta, il medico, lo scrittore – è passato attraverso il dolore. Non per mettere il professionista al centro, ma per ricordare che nessuno è “al di sopra” della condizione umana.
Se anche una sola persona, leggendo quei versi, dovesse riconoscere un frammento di sé e sentirsi un po’ meno sola, allora la mia esposizione sarà valsa la pena.

Per chi vorrà, Frammenti d’anima è disponibile su Amazon: non come “manuale” su come vivere, ma come diario in versi di una vita che, come tante altre, ha cercato appigli nei momenti bui e ha trovato, nell’arte, un modo per non perdersi del tutto.

E tu, quali frammenti raccogli?

Mi piace pensare che ognuno di noi abbia, da qualche parte, un proprio “libro invisibile” fatto di frammenti: frasi sottolineate, melodie ricordate, immagini che non si dimenticano più.
Forse non li abbiamo mai messi su carta, ma vivono comunque dentro di noi, pronti a riemergere quando ne abbiamo più bisogno.

La domanda che vorrei lasciarti, per questo mese, è semplice:
quali sono stati, nella tua vita, gli appigli nei momenti di baratro?
Un libro, un quadro, una canzone, una poesia, un animale, una persona, un luogo nella natura?

Se ti va, prova a raccoglierne almeno tre, per iscritto.
Guardandoli tutti insieme, potresti scoprire che anche tu, nel tuo modo unico, hai già iniziato a tessere la trama dei tuoi frammenti d’anima. E chissà che, un giorno, tu non decida di consegnarli al mondo, così come sono: imperfetti, ma profondamente veri.

Dott. Fulvio P. d’Ostuni

Dott. Fulvio d'Ostuni

Mi chiamo Fulvio d’Ostuni e sono un medico psicoterapeuta. Ho un passato da chirurgo, perché ero fermamente convinto che un chirurgo potesse salvare più vite di un clinico. Poi un incidente in moto cambiò la mia vita. Grazie alla scuola di psicoterapia di Riza Psicosomatica ho unito la mia storia medica alla psicoterapia e mi sono evoluto come medico psicoterapeuta . Oggi mi sento pronto ancora di più a dare il mio contributo agli altri.