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statua socrate saggezza antica

La saggezza antica come guida moderna

Cultura, istruzione, sapienza: tre concetti che si allontanano sempre di più dai nostri occhi.
Nell’istruzione si investe sempre di meno, guardiamo le moderne scuole decadenti. La sapienza ha cambiato abito, è divenuta altro.
La cultura è stata rapita dal semplicismo.
Sembra che al mondo interessi sempre meno conoscere la storia, il pensiero degli uomini del passato, l’arte, ossia tutto quello che l’umanità ha avuto da dire negli ultimi cinquemila anni.
Il correre, le necessità economiche di una vita sempre più richiedente, e l’illusione che i social possano essere cultura e informazione hanno impoverito la nostra mente.

Com’era cercare la conoscenza prima di internet

Una volta per approfondire un argomento si richiedevano sforzi mentali e fisici. Pensate che solo trent’anni fa per approfondire un argomento dovevo recarmi in una biblioteca, dovevo spostarmi da casa e magari viaggiare anche per un lungo tempo, per arrivare in una biblioteca particolarmente fornita di materiale e lì iniziare la mia ricerca. Se non sapevo cosa cercare come autori, ma avevo un argomento e non avevo qualcuno che mi guidava, dovevo ricercare un libro su quell’argomento, consultarlo come primo passo e poi dalla sua bibliografia prendere altri volumi da leggere e consultare. Certo che una giornata non bastava, dovevo tornare in quella biblioteca e dopo alcuni giorni, alla fine della mia ricerca, per raggiungere la competenza che desideravo raggiungere avrei letto almeno una decina di libri. E così per ogni argomento da approfondire.
Internet ha agevolato questo lavoro sotto alcuni punti di vista, pensiamo ai siti di articoli scientifici o legali, oppure agli estratti di alcuni testi. Sicuramente la possibilità di selezionare cosa cercare riduce i tempi di studio, ma poi i testi selezionati vanno letti, studiati e capiti allo stesso modo di trent’anni fa.

Il valore della fatica nello studio e nella crescita culturale

Questo habitus generava cultura, questo ci rendeva esperti in uno specifico argomento, ma soprattutto ci rendeva colti.
Colti non solo perché conoscevamo uno specifico argomento, quello vuol dire essere competenti, ma colti perché nel leggere molti libri, anche poco interessanti o addirittura noiosi, noi avevamo incontrato il pensiero di altri uomini con i quali ci eravamo confrontati, avevamo incontrato sempre di più sintassi e nuovi vocaboli che ci sarebbero potuti essere utili in mille altre discussioni, avevamo la possibilità di derubare di cultura quello e altri centinaia di libri e sono proprio quei continui furti di pensiero a farci colti. In un libro, un pensiero altrui non viene mai letto acriticamente, ma tende a sfidare il nostro pensiero esistente fino a quel momento su uno specifico argomento e così facendo si creano commistioni, nuove connessioni e vita cerebrale.

Superficialità digitale e atrofia del pensiero critico

Oggi ci si accontenta del primo video che incontriamo per pensare di sapere, ci basta il pensiero di qualcuno di cui pensiamo di fidarci, ritenendo che lui possa fare il lavoro al posto del nostro cervello e il nostro cervello come un bravo muscolo senza lavorare si atrofizza.
Lo vediamo intorno a noi, dai programmi televisivi emozionali o ridanciani, ma sicuramente superficiali, su come siano pochi i programmi di approfondimento culturale, su come sembra non essere più necessario pensare.
Lo vediamo dalla politica fatta di urla, cambi continui di direzione e propaganda.
Lo vediamo dal riduzionismo che sta conquistando il mondo stato dopo stato.
Mentre noi e soprattutto i nostri figli hanno un bisogno immenso di dubitare, di mettere in discussione e di affondare nell’incertezza, solo così si sforzeranno di comprendere.

Gli antichi maestri e il tempo dedicato alla formazione interiore

Nel leggere, nei miei anni di studi, le biografie di alcune importanti menti del passato, ho trovato in molti di loro uno schema costante: il dedicare innumerevoli anni allo studio di uno o più concetti, spesso con una guida, l’aio, il saggio, l’anziano. Nelle loro biografie ho trovato spesso dei buchi di anni in cui essi si ritiravano per studiare e dopo molto tempo uscivano alla ribalta con il loro volume, con la loro teoria scientifica, o filosofica o con il loro romanzo o libro di poesie. Perché per coltivare la mente umana bisogna usare la sapienza del contadino, seminare, attendere e cogliere.

Il ruolo della cultura per le nuove generazioni

Oggi troviamo persone che si definiscono esperte in qualcosa ad una giovane età e la mia domanda è: come puoi essere esperto in qualcosa a trent’anni. Quanto hai studiato, cosa hai fatto e come hai fatto?
Ecco il dubbio: sarà vero? E’ davvero possibile?
Un vecchio Socrate sapeva di non sapere, considerando la verità non raggiungibile, un vecchio Diogene vagava con una lanterna per trovare quella stessa verità mai trovata.
L’incertezza accompagna la maggior parte dei filosofi della storia.
Platone temeva il futuro ritenendo, ai suoi tempi ossia nel 390 A.C. che la gioventù di quel tempo dovesse rifarsi maggiormente alla sapienza antica. Sarebbe interessante interrogarlo oggi.
Dobbiamo investire in cultura, dobbiamo aiutare i nostri figli a imparare dalla scuola e dai libri e fargli vedere cosa può produrre il pensiero umano se bene utilizzato. I musei, le letture degli antichi sapienti, i grandi classici della letteratura.
Dobbiamo insegnare ai nostri figli a rubare il pensiero e a mescolarlo con il loro.
Sulla mia scrivania ci sono molti libri che aspettano di essere letti e il mio grande cruccio è di non avere abbastanza tempo per leggere e studiare ancora, vorrei trasmettere con la mia vita questo concetto a chi voglia entrare in contatto con me. Il non fermarsi mai di seminare e raccogliere, di rubare la sapienza, di condividere la mia vana ricerca della chimerica verità con chi soffre della mia stessa malattia.
E tu? Vuoi venire con me?

Dott. Fulvio d'Ostuni

Mi chiamo Fulvio d’Ostuni e sono un medico psicoterapeuta. Ho un passato da chirurgo, perché ero fermamente convinto che un chirurgo potesse salvare più vite di un clinico. Poi un incidente in moto cambiò la mia vita. Grazie alla scuola di psicoterapia di Riza Psicosomatica ho unito la mia storia medica alla psicoterapia e mi sono evoluto come medico psicoterapeuta . Oggi mi sento pronto ancora di più a dare il mio contributo agli altri.